Ogni anno, il 3 dicembre si celebra la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, istituita dall’ONU nel 1992, per promuovere l’inclusione e i diritti delle persone con disabilità. Il tema proposto per il 2025 è “Fostering disability-inclusive societies for advancing social progress”, cioè “Favorire società inclusive verso la disabilità per promuovere il progresso sociale”.
Si parla molto di inclusione scolastica, cioè della possibilità per tutti gli studenti di imparare insieme nella stessa classe, indipendentemente da disabilità, cultura, genere o status sociale.
La scuola, infatti, è un luogo di incontro, confronto e scoperta dell’altro. Qui dovrebbero nascere le basi di una società davvero inclusiva, capace di valorizzare le differenze e far crescere ciascuno nel rispetto reciproco.
Tuttavia, non mancano sfide e criticità che rendono difficile raggiungere questo obiettivo. Vediamone alcune.
In Italia gli studenti con disabilità erano 359mila nell’anno scolastico 2023-2024, il 4,5% del totale degli iscritti. Eppure il sistema non sempre offre supporti adeguati:
Le classi sono spesso numerose e i tempi ridotti. Il risultato è che molti insegnanti si sentono soli, stanchi e senza gli strumenti giusti per garantire una vera inclusione. E quando la realtà è così complicata, qualcuno inizia a pensare che tornare alle classi speciali sia una soluzione più semplice. Secondo l’indagine Le voci dell’inclusione realizzata per Erickson, il 27,1% dei docenti sarebbe favorevole alla creazione di classi e scuole speciali. Quasi uno su quattro, con un aumento del grado di accordo del 10,1% rispetto al 2023, appena un paio d’anni fa. Quasi tutti gli insegnanti, fortunatamente, continuano a credere nell’inclusione come valore, ma ne ritiene pressoché impossibile la realizzazione pratica.
C’è un divario tra ciò in cui si crede e ciò che si riesce davvero a fare in classe. Quando questo divario si allarga, può succedere che anche il valore dell’inclusione cominci a indebolirsi. Servono risposte chiare e soluzioni concrete affinché la scuola possa essere davvero fucina di una società che — come suggerisce l’ONU — favorisca il progresso sociale attraverso la promozione dell’inclusività.
Se oggi il 27,1% degli insegnanti pensa alle classi speciali, il problema non è la mancanza di volontà, ma la mancanza di risorse. Garantire un ambiente inclusivo dovrebbe essere la norma, soprattutto a scuola, ma per riuscirci servono condizioni migliori per tutti: docenti, studenti e famiglie. In questo percorso, il rapporto con i coetanei gioca un ruolo centrale, sia sul piano relazionale sia su quello dell’apprendimento.
È proprio per questo che la didattica dovrebbe svolgersi il più possibile all’interno del gruppo dei pari, in un’ottica di interazione e collaborazione, evitando situazioni di isolamento. Il 3 dicembre rimane una ricorrenza importante: un’occasione per fermarsi a riflettere, riconoscere criticità e riportare l’attenzione su ciò che non funziona nella situazione scolastica attuale. Anche solo parlare di questi temi, mantenere viva e accesa la discussione attorno ad essi, è un passo avanti verso l’inclusione.